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Le ceramiche di Este nei secoli 1700 e 1800 Il Settecento è da considerarsi uno dei secoli d'oro per l'arte ceramica. L'introduzione in Europa della porcellana risale appunto al XVIII secolo poiché sino a quel momento si conoscevano solo gli esemplari che provenivano dall'Oriente. Ciò ha costituito certamente uno stimolo a intensificare la lavorazione della ceramica tradizionale. Dalla metà del '700 in poi, infatti, le officine rinascono a nuova vita e si moltiplicano. Nel Veneto lavorano a pieno ritmo le
officine di Vicenza, di Bassano, delle Nove, di Venezia,
di Treviso, di Este ecc. Tutte tentano l'avventura della
porcellana, ma non per questo trascurano la terraglia e
la maiolica. Inizialmente tali fabbriche avviarono la fabbricazione di stoviglie e oggetti di uso comune, solo più tardi passarono alla ideazione e alla fabbricazione dell'oggetto d'arte e si attrezzarono per questo tipo di produzione ornamentale. Ben presto il trattamento della terraglia subì notevoli sviluppi: dal pezzo monocolore o bianco si passò al pezzo colorato, quindi al pezzo decorato a vari colori e al disegno colorato. Ma Este produceva anche la maiolica e in particolare si è resa peculiare la specie nera ("roba nera lustra"), caratterizzata da un minore costo produttivo e un prezzo di vendita inferiore a quello della terraglia bianca. E' tradizione che essa fosse prodotta per i conventi (da ciò anche l'indicazione di "nera monastero") e venduta specialmente ai militari, sempre per via del prezzo più basso. Si fabbricarono piatti, boccali:
caratteristici gli scaldini, le "foghere" (piccole
stufe) e i vasi ornamentali, talvolta decorati anche con
l'oro. Gli Stampi Una particolarità che Este può vantare è di conservare un gran numero di stampi originali che servirono (e servono ancora oggi) per la fabbricazione degli oggetti originali antichi. Purtroppo altrove un simile patrimonio artistico non ha avuto uguale fortuna ed è andato disperso: dovrebbero però ancora esistere gli stampi dell'Antonibon (ora Barettoni), delle Nove, della Ginori di Doccia e quelli di Capodimonte. La storia di questi stampi è un po' avventurosa, perché stavano in parte per essere dispersi. Gli stampi sono attualmente distribuiti nelle varie fabbriche atestine, che sono da considerarsi le vere continuatrici della manifattura estense. Essi sono composti, nella massima parte, dagli antichi stampi della Brunello e della Franchini triunite quindi nella Apostoli, mentre un'altra parte comprende stampi provenienti da quella fabbrica di giovani, costituitasi nel dopoguerra, diretta dal pittore Antonio Ferro. |
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